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Pane e latte arrivano con il drone

22/12/2025

La Provincia sperimenta con successo il rifornimento dei rifugi con i droni, un’alternativa a impatto zero che consente di azzerare le emissioni e risparmiare sui costi attraverso voli più frequenti.

Rispetto ai voli in elicottero, i voli con droni non producono emissioni dirette di CO₂ e comportano costi sensibilmente inferiori. Inoltre, consentono forniture più flessibili e frequenti in piccole quantità. (Foto: Flyingbasket.com)
Rispetto ai voli in elicottero, i voli con droni non producono emissioni dirette di CO₂ e comportano costi sensibilmente inferiori. Inoltre, consentono forniture più flessibili e frequenti in piccole quantità. (Foto: Flyingbasket.com)

I rifugi alpini rappresentano da sempre un presidio della montagna, un punto di appoggio fondamentale per escursionisti e appassionati, ma soprattutto un volano per l’economia e il turismo in alta quota. Una prerogativa che, con l’avvento dei cosiddetti hotspots e del turismo di massa, il settore sta cercando di conciliare al meglio con l’esigenza di salvaguardia del territorio e con le sfide inedite della sostenibilità ambientale. Una scommessa che i rifugi montani dell’Alto Adige hanno saputo interpretare con successo, rivelandosi dei veri e propri avamposti della transizione sostenibile sull’intero territorio nazionale. Questo lo spirito del progetto pilota “Fornitura in via sperimentale ai rifugi della Provincia – estate 2025”, promosso e coordinato dalla Provincia autonoma di Bolzano, pioniera sul territorio provinciale dell’utilizzo di droni cargo per la logistica dei rifugi montani. Il progetto, realizzato in collaborazione con la tech company altoatesina FlyingBasket, specializzata nella progettazione e lo sviluppo di droni cargo per la logistica, ha consentito di rifornire rifugi remoti e non collegati alla rete stradale. Durante le prime sperimentazioni nell’estate 2025, sono stati riforniti quattro rifugi montani di proprietà della Provincia, con ventuno voli che hanno raggiunto quote di oltre 3.000 metri e trasportato fino a 90–120 kg/h, per un totale di circa 1.000 kg di beni consegnati. 

I primi test. Durante l’estate 2025 sono stati serviti i rifugi Payer, Borletti, Vedretta Pendente e Forcella di Vallaga, con voli che hanno raggiunto quote di oltre 3.000 metri e trasportato fino a 90–120 kg/h, per un totale di circa 1.000 kg di beni consegnati. I droni hanno portato in quota alimenti come uova, latte, pane e succo di mela e materiali pesanti e ingombranti, dagli estintori ai fusti di birra, dai bricchetti di legno all’olio. Ogni missione è stata completata nell’arco di una sola giornata, con voli compresi tra 2 ore e 40 minuti e poco meno di 5 ore, a conferma della fattibilità tecnica e logistica del sistema.

I risultati sono stati presentati lunedì 13 ottobre nella sede dell'azienda Flying Basket in via Enrico Fermi a Bolzano, con la presenza dell'assessore provinciale alle Opere pubbliche, Valorizzazione del patrimonio, Libro fondiario e Catasto Christian Bianchi e del ceo e cofounder dell'azienda Moritz Moroder.

Con questa iniziativa, la Provincia prosegue il proprio impegno nella gestione sostenibile dei rifugi alpini, con l'obiettivo di coniugare transizione ecologica e digitale anche nelle aree montane. “I test condotti durante l’estate 2025 dimostrano che un rifornimento affidabile e sicuro dei rifugi alpini mediante droni è pienamente realizzabile”, ha dichiarato l’assessore Christian Bianchi. “Un volo tradizionale di 10 minuti può costare circa 950 euro e generare 79 chilogrammi di CO₂: con i droni, queste emissioni vengono completamente azzerate - rilancia Bianchi. Come Provincia, continueremo a sostenere con convinzione questi progetti di innovazione tecnologica, che uniscono efficienza, tutela ambientale e qualità dei servizi. È un segnale forte dell’impegno della politica locale verso una montagna più moderna, efficiente e rispettosa dell’ambiente”.

Vantaggi ambientali ed economici concreti. Rispetto ai voli in elicottero, i voli con droni non producono emissioni dirette di CO₂ e comportano costi sensibilmente inferiori, con un risparmio ambientale pari all’assorbimento annuo di 400–630 alberi. Inoltre, consentono forniture più flessibili e frequenti in piccole quantità, ideali per prodotti freschi, riducendo rumore e rischi operativi.

La sperimentazione nel rifugio Payer. Al progetto ha partecipato anche il rifugio Payer, situato a oltre 3.000 metri sulla cresta rocciosa tra il Passo dello Stelvio e la cima di Tabaretta, nell’incantevole comprensorio dell’Ortles, in una posizione che domina le valli di Trafoi e di Solda. “Personalmente sono molto interessato al volo con i droni, perché mi dà la possibilità di essere meno dipendente dall’elicottero - racconta Bernhard Wöll, parte della famiglia che da oltre vent’anni gestisce il rifugio - l’elicottero è utile e serve a molto, ma è molto caro e bisogna essere molto organizzati, perché non viene per pochi chili, ma per una disponibilità di grandi quantità di merce”. Questo con lo svantaggio di dover “sempre aspettare, se viene l’elicottero si cerca di avere merce per due o tre settimane, con un rifornimento più periodico, invece, si può trasportare anche poco e con una minor organizzazione”. A ciò si aggiungono le difficoltà legate alle condizioni meteo. “L’elicottero vola solo quando è bel tempo e, in giornate in cui ci sono tante persone in rifugio, può diventare un po’ stressante dover ritirare la merce”, ha ammesso Wöll. L’elicottero, in molte occasioni, diventa involontariamente un’attrazione per gli avventori del rifugio. “Le persone sono interessate all'elicottero, quando arriva, tutti vanno a vederlo - sorride il gestore - ma per me, come gestore, è impegnativo”. Il rifornimento con elicottero resta per ora l’opzione più utilizzata, ma anche la più dispendiosa dal punto di vista logistico e organizzativo. “In mezz'oretta devo portare tutta la roba e subito metterla in qualche posto per poi tornare a lavorare”, riferisce il gestore.

Due alternative che tuttavia non si escludono necessariamente a vicenda, a dimostrazione che passato e futuro, tradizione e innovazione, possono coesistere. “Il rifugio Payer è in una posizione molto importante, vicino all'Ortles - spiega Wöll - a noi servirebbe una teleferica: se la ricevessimo una combinazione tra elicottero e drone potrebbe essere interessante”. “Questo perché – aggiunge il rifugista - l'elicottero porta solo cose pesanti, come bevande, alimenti secchi che mettiamo in magazzino”. I droni, invece, sono molto più indicati per il trasporto di prodotti freschi, come panna, pane e latte. Si pone però il fattore economico. “Per me sarebbe interessante, chiaramente, se ci fossero le possibilità di farlo con un costo minore”, ha detto Wöll.

“Quest'anno abbiamo fatto solo una prova - prosegue Wöll - cercando le vedute più adatte per il drone e provando il semi automatico. Abbiamo fatto due voli con un peso minore”. La scommessa del progetto è però quella di arrivare alla completa automatizzazione. “Siamo dovuti arrivare a quote dove normalmente i nostri concorrenti non arrivano – commenta Moritz Moroder, ceo di Flying Basket - Questa collaborazione rappresenta una parte importante di un progetto più grande per un sistema di trasporto altamente automatizzato. Già quest’anno la maggior parte dei voli erano quasi completamente automatici, avevamo una persona in pianura per monitorare il volo. L’idea è avere un drone stazionato a valle ma che possa essere azionato e rifornito in automatico in modo da avere la massima flessibilità per le baite”. Nonostante qualche imprevisto, i primi tentativi sono andati in porto. “Nei giorni in cui hanno provato c'erano tanti parapendii, ma mi hanno detto che ha funzionato tutto meglio del previsto e che il rifugio Payer si può rifornire senza problemi! – assicura soddisfatto il gestore del rifugio - sicuramente continueremo a sperimentare in questa direzione”.

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