L’Austria veglia sull’Autonomia
L’Austria segue da vicino lo sviluppo dell’Autonomia dell’Alto Adige. In un’intervista a nëus, il professor Helmut Tichy spiega il ruolo svolto dalla funzione tutrice e dall’ancoraggio internazionale.
Il professor Helmut Tichy è stato capo dell’Ufficio di diritto internazionale presso il Ministero degli Esteri austriaco fino al 2023. Insegna all’Università di Graz e all’Accademia diplomatica di Vienna. Le sue specializzazioni giuridiche comprendono l’interazione tra diritto internazionale e diritto costituzionale, il diritto internazionale umanitario e l’Alto Adige. Nell’intervista a nëus spiega la prospettiva austriaca sulla prevista riforma dello Statuto di autonomia.
Nel 1992 l’Autonomia dell’Alto Adige era ben sviluppata. Per questo motivo l’Austria e l’Italia hanno firmato la composizione della controversia davanti alle Nazioni Unite. Oggi l’Alto Adige vede ancora una volta un motivo per migliorare il proprio status di Autonomia. Come valuta lo sviluppo dell’Autonomia in questi 32 anni? Nel complesso, edo l’evoluzione molto positiva: l’Autonomia dell’Alto Adige, garantita dal diritto internazionale, è diventata quasi scontata e costituisce un esempio in Europa e nel mondo. Tuttavia, è necessario monitorare molto da vicino dove l’Autonomia si è sviluppata positivamente, come nel caso dell’autonomia finanziaria, e dove può ancora essere ampliata, ma anche dove sono state imposte delle limitazioni, ad esempio da alcune sentenze della Corte costituzionale italiana, e dove quindi devono essere ripristinate le competenze perse.
L’Alto Adige sta attualmente negoziando l’auspicato ripristino dell’autonomia legislativa direttamente con l’Italia. Roma sta inviando segnali positivi. L’Austria può svolgere un ruolo di supporto nella sua funzione di tutela? L’Austria segue molto da vicino gli sviluppi della situazione ed esercita sempre il suo ruolo di tutela in base al diritto internazionale, aspettando di vedere cosa si può ottenere direttamente tra Bolzano e Roma. Questo è in linea con i rapporti diplomatici tra due Stati amici, la cui appartenenza congiunta all’Unione Europea ha contribuito molto alla risoluzione delle questioni aperte. L’Austria si rivolgerebbe direttamente ai suoi interlocutori del Governo di Roma solo se la Giunta altoatesina lo ritenesse necessario.
L’Autonomia dell’Alto Adige è l’unica in Italia ad essere riconosciuta a livello internazionale. Anche questo è un vantaggio nelle trattative in corso? Certamente. La Giunta altoatesina sa che le sue preoccupazioni hanno anche un fondamento nel diritto internazionale e che, se lo desiderasse, queste preoccupazioni potrebbero essere rappresentate anche da un altro Stato a livello bilaterale e internazionale.
Come in passato, anche per la prevista modifica dello Statuto di autonomia è prevista una comunicazione ufficiale dall’Italia alla Repubblica d’Austria. Qual è il significato di questo “scambio di note”? Uno scambio di note tra due Stati rende evidente che una questione non è di natura puramente costituzionale o interna, ma ha anche rilevanza internazionale. In ogni caso, è buona tradizione che l’Italia informi l’Austria sugli sviluppi dell’Autonomia dell’Alto Adige in modo formale, cioè con una nota, alla quale l’Austria risponde. Dato lo stretto legame tra l’Autonomia e il suo sviluppo dinamico con un trattato internazionale, l’Accordo De Gasperi-Gruber del 1946, tali notifiche hanno rilevanza anche ai sensi del diritto internazionale.
gst/mdg
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