Bene comune al posto del profitto
Quello che in Austria, ad esempio, viene praticato da 85 anni, sarà presto introdotto anche in Alto Adige: parliamo dell’edilizia abitativa di utilità sociale.
Cosa fare quando 75.000 altoatesini decidono di emigrare in Tirolo? Nel 1939, le dolorose “opzioni” diedero impulso a un’iniziativa abitativa che ancora oggi esercita la sua influenza al di là del Brennero. All’epoca nacquero i cosiddetti complessi residenziali per altoatesini e con essi i promotori immobiliari come “Neue Heimat Tirol”, che oggi si considera un “baluardo sociale contro la carenza di alloggi” in un Land con costi abitativi molto elevati.
Sempre più alto è il numero di altoatesini che devono fare i conti con affitti elevati, scarsa disponibilità di terreni e un mercato immobiliare fortemente orientato alla proprietà. Nel 2025, la Giunta provinciale altoatesina intende adottare ulteriori misure per soddisfare meglio la domanda di alloggi per il fabbisogno abitativo primario. L’assessora all’Edilizia abitativa Ulli Mair si concentra anche sul modello dell’edilizia abitativa di utilità sociale (“gemeinnütziger Wohnbau”).
Il tentativo di rendere nuovamente accessibile il mercato degli affitti. “Con gli alloggi privati e gli appartamenti in affitto offerti dall’Istituto per l’edilizia sociale, l’Alto Adige ha un mercato degli affitti relativamente piccolo”, afferma Luca Critelli, direttore del ipartimento Edilizia abitativa, Sicurezza e Prevenzione della violenza dell’Amministrazione provinciale altoatesina, descrivendo la situazione iniziale. Ciò è dovuto anche al fatto che finora ci si è concentrati, con successo, sulla promozione della proprietà della casa. L’edilizia abitativa di utilità sociale, basata sul modello austriaco ma presente anche in altre nazioni europee, potrebbe ora costituire un terzo pilastro per ampliare l’offerta di alloggi in affitto a prezzi accessibili. “La nuova legge sull’abitare intende creare le condizioni affinché gli enti senza scopo di lucro non solo ristrutturino gli edifici esistenti e li rendano disponibili, come già previsto dalla legge provinciale, ma possano anche realizzare nuovi edifici con il sostegno della Provincia”, riferisce Critelli. L’obbligo di offrire gli appartamenti risultanti sul mercato per 30 anni a un canone di locazione socialmente sostenibile mira a creare un’offerta supplementare.
Volontà politica e soggetti costruttori interessati. “Il tutto dipende dai paletti fissati dalla legge”, afferma Markus Pollo, direttore commerciale di Neue Heimat Tirol (NHT). La costruzione di appartamenti in affitto a prezzi accessibili e senza scopo di lucro è stata resa possibile solo dalla legge sull’edilizia residenziale senza scopo di lucro, che in Austria esenta NHT dall’imposta sulle società, e dalla sovvenzione tirolese per gli alloggi. I dati dimostrano che l’offerta è apprezzata: “Nel 2024, siamo stati in grado di registrare un volume di costruzione di 166 milioni di euro e di gestire circa 20.600 appartamenti”, riferisce Pollo. Il 90% del valore aggiunto rimane in Tirolo del Nord, presso le aziende locali. Di questo modello potrebbero beneficiare anche gli altoatesini che attualmente non possono usufruire di un appartamento Ipes, per esempio a causa dei requisiti di reddito, ma per i quali il mercato privato non è accessibile. “Naturalmente c’è bisogno di soggetti costruttori per i quali il modello potrebbe essere interessante”, afferma Critelli. Tuttavia, in Alto Adige ci sono sicuramente organizzazioni adatte. Ad esempio, l’IDSC (Istituto diocesano per il sostentamento del clero), che per statuto è obbligato a non vendere appartamenti ma ad affittarli. Tuttavia, il nuovo modello di affitto potrebbe essere un’opzione interessante anche per il settore cooperativo. Neue Heimat Tirol sarebbe anche pronta a lanciarsi in un’“avventura” a sud del Brennero “se il quadro normativo e le condizioni politiche generali fossero giuste”, dice Pollo. “Dimostriamo cosa possono fare le organizzazioni non profit!”.
pir/mdg
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