Invisibile … ma misurabile
Il radon proviene dal sottosuolo, è invisibile e inodore. Una nuova mappatura indica dove, in Alto Adige, sia necessario prestare maggiore attenzione e spiega perché effettuare una misurazione possa rivelarsi, in certi casi, una scelta estremamente sensata.
Quando si parla di qualità dell’aria la maggior parte delle persone pensa immediatamente all’ambiente esterno: al traffico, ai gas di scarico o alle polveri sottili. Gran parte dell’aria che respiriamo ogni giorno, tuttavia, si trova proprio all’interno delle nostre quattro mura. Oltre alla polvere e all’umidità, esiste un elemento che non si può né vedere né annusare: il radon.
Questo gas naturale si sprigiona dal terreno e, in determinate circostanze, può penetrare all’interno degli edifici. Proprio per questo motivo gli esperti studiano dove il radon possa manifestarsi e quali siano le sue concentrazioni. In Alto Adige questo compito è supportato dalle misurazioni e da una nuova “mappa del radon” che offre una panoramica dettagliata della situazione sull’intero territorio provinciale.
L’accumulo di radon negli ambienti chiusi, con il raggiungimento di concentrazioni elevate, può avere serie ripercussioni sulla salute. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) indica infatti il radon come la seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo di sigaretta.
La normativa italiana (D.Lgs. n. 101/2020) prevede per le abitazioni esistenti un valore di riferimento massimo pari a 300 Becquerel per metro cubo (Bq/m³): ciò significa che in un metro cubo di aria ambiente non dovrebbero decadere più di 300 atomi di radon al secondo. Per le nuove costruzioni, edificate a partire dal dicembre 2024, il valore di riferimento è invece fissato a 200 Bq/m³, mentre l’OMS raccomanda addirittura una soglia limite di 100 Becquerel per metro cubo d’aria.
Nuova mappa con 58 aree prioritarie. Proprio per gli effetti che il radon può causare, gli esperti raccomandano di conoscere i possibili livelli di esposizione specialmente in determinate zone. Nel febbraio 2026 la Giunta provinciale ha definito la nuova mappa del radon, che fornisce un quadro esaustivo della situazione in tutto il territorio.
Il radon è il risultato di un naturale processo fisico. Si tratta di un gas nobile radioattivo che si sprigiona dal decadimento dell’uranio ed è presente ovunque in natura: nel suolo, nelle rocce e nel sottosuolo. Da lì può infiltrarsi negli edifici attraverso piccole fessure o aperture. La penetrazione avviene molto spesso dai locali che sono direttamente a contatto con il terreno, come cantine o piani terra, senza che le persone si accorgano di nulla. La particolarità del radon è proprio quella di essere incolore, inodore e insapore. “Il radon non può essere percepito attraverso i nostri organi di senso. Per questo motivo, le misurazioni sono indispensabili per determinarne la concentrazione”, spiega Luca Verdi, fisico e direttore del Laboratorio Analisi aria e radioprotezione.
Per la prima volta, in Alto Adige sono state ora individuate ufficialmente le aree prioritarie per la protezione dal radon. La classificazione si basa sui dati raccolti e analizzati in circa vent’anni dall’Agenzia provinciale per l’ambiente e la tutela del clima. Questi dati sono confluiti in una mappa del radon valida per l’intera provincia. “La mappa del radon ha lo scopo di informare e sensibilizzare la popolazione: mostra chiaramente dove sia necessario guardare con più attenzione. Per i cittadini, questo significa innanzitutto conoscere la propria situazione specifica, fare prevenzione in modo consapevole e adottare semplici accorgimenti per la propria salute”, afferma l’assessore provinciale alla Protezione dell’ambiente, della natura e del clima e allo Sviluppo del territorio Peter Brunner. La classificazione non implica automaticamente la presenza di un problema, ma indica piuttosto dove sia particolarmente opportuno effettuare misurazioni più approfondite, chiarisce Brunner.
Più misurazioni del radon. Complessivamente, sono 58 i comuni individuati come aree prioritarie. In queste zone, nei prossimi anni, il numero delle misurazioni aumenterà in modo significativo. Lo conferma lo stesso Verdi: “Per quanto riguarda i luoghi di lavoro nelle aree prioritarie, la novità è che, oltre ai locali interrati, ora le misurazioni devono essere effettuate anche nei piani seminterrati e al piano terra”. I locali utilizzati per meno di 100 ore all’anno sono esentati dall’obbligo di misurazione, la cui responsabilità ricade sul datore di lavoro.
Poiché il radon penetra negli edifici dal suolo, le cantine, i piani terra, le costruzioni in pendenza e i locali a diretto contatto con il terreno possono risultare particolarmente interessati dal fenomeno. Il gas può tuttavia raggiungere anche i piani superiori, qualora questi siano collegati alla cantina tramite scale aperte. “Di norma le misurazioni vengono effettuate nei locali in cui le persone soggiornano più a lungo, come la camera da letto o il soggiorno”, spiega Verdi.
Per determinare la concentrazione di radon si utilizza un piccolo strumento di misura chiamato dosimetro. La misurazione dura solitamente un anno intero o, in alternativa, due periodi di sei mesi ciascuno. Al termine, il valore medio annuale viene confrontato con i limiti di legge. Gli interessati e le interessate possono rivolgersi al Laboratorio Analisi aria e radioprotezione, dove riceveranno indicazioni sui laboratori e i servizi che distribuiscono i dosimetri ed eseguono le analisi.
Piccole misure, grandi risultati. Anche nel caso in cui venissero riscontrati valori elevati, è spesso possibile ridurli in modo relativamente semplice. Il direttore Verdi anticipa: “Alcuni accorgimenti elementari possono già fare molto. Un’aerazione regolare, piccoli adattamenti strutturali o l’im-permeabilizzazione dei locali interrati possono abbattere sensibilmente la concentrazione di radon”. Gli approcci fondamentali sono due: indebolire la sorgente di radon, ad esempio tramite pozzetti di aspirazione o tubi di drenaggio, oppure diluire l’aria contenente radon, magari ventilando più spesso i locali o migliorando il ricambio d’aria. Secondo Verdi l’approccio più efficace consiste nel considerare la protezione dal radon già in fase di costruzione di un edificio, impedendo preventivamente al gas di entrare nell’edificio attraverso adeguate soluzioni tecniche.
Il radon è parte della natura, ma la conoscenza aiuta a prevenirne i rischi. La nuova mappa rende evidente ciò che finora era rimasto invisibile e punta a favorire un approccio consapevole al tema. Perché, a volte, la tutela della salute inizia con una domanda molto semplice: com’è la situazione all’inter-no della mia casa?
Ulteriori informazioni e la mappa del radon.
san/ses
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