L’Accordo di Parigi, fonte primaria dell’Autonomia
Il 5 settembre ne ricorrerà l’80° anniversario: la Provincia autonoma di Bolzano lo celebrerà con diverse manifestazioni e una pubblicazione.
Dopo la fine del secondo conflitto mondiale, in Alto Adige vennero raccolte 155 mila firme per ottenere l’annessione all’Austria che, da parte sua, chiese la rettifica del confine del Brennero. Il 24 giugno 1946 la Conferenza dei ministri degli Esteri delle quattro potenze vincitrici (Usa, Urss, Gran Bretagna e Francia) decise di mantenere immutato il confine del Brennero. Ma la questione altoatesina, con il mancato riconoscimento dei diritti delle minoranze di lingua tedesca e ladina, rimaneva al centro di delicati equilibri internazionali. Dopo lunghe trattative, a seguito delle pressioni esercitate anche da molti piccoli Paesi e del lavoro di mediazione del ministro degli Esteri britannico Ernst Bevin, il 5 settembre del 1946 si giunse a Parigi alla sottoscrizione, da parte del ministro degli Esteri austriaco Karl Gruber e del presidente del Consiglio dei ministri italiano Alcide De Gasperi, di quello che prese appunto il nome di Accordo di Parigi. Il 3 dicembre dello stesso anno, a New York, la conferenza dei ministri deli Esteri decise d’inserire l’Accordo di Parigi nell’articolo 10 del Trattato di pace italiano, sottoscritto poi il 10 febbraio 1947, a Parigi.
Fonte primaria dell’Autonomia altoatesina. “L‘Accordo di Parigi è la fonte primaria dell’ancoraggio internazionale dell‘Autonomia dell‘Alto Adige/ Südtirol e come tale costituisce il fondamento giuridico dell‘Autonomia”, spiega Walter Obwexer, preside della Facoltà di Scienze giuridiche e presidente del Senato accademico dell’Università di Innsbruck, uno degli studiosi ai quali la Provincia autonoma di Bolzano si è rivolta per la redazione della pubblicazione prevista in occasione dell’80° anniversario dell’Accordo di Parigi, che verrà celebrato il 5 settembre prossimo con una serie di manifestazioni.
“L’Accordo di Parigi costituisce anche uno dei primi, grandi esempi di strumento di tutela delle minoranze e può essere collocato, ad esempio, accanto alla Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali, fermo restando il fatto che si tratta di uno strumento bilaterale, mentre la Convenzione quadro è uno strumento multilaterale. In questo senso, la lunga strada intrapresa il 5 settembre 1946 da Austria e Italia può essere considerata un modello per la risoluzione delle controversie legate alle minoranze”, aggiunge Obwexer.
Cosa prevede l’Accordo di Parigi. Nel suo primo articolo, l’Accordo di Parigi prevede per gli abitanti di lingua tedesca della provincia di Bolzano completa uguaglianza di diritti rispetto agli abitanti di lingua italiana, l’insegnamento nella loro madrelingua e l’equiparazione della lingua tedesca e di quella italiana nelle pubbliche amministrazioni, nei documenti nonché nella nomenclatura bilingue, l’uguaglianza di diritti per l’ammissione ai pubblici uffici e il diritto di ristabilire i nomi di famiglia tedeschi italianizzati. Decisivo, ai sensi della concessione di una vera e propria Autonomia, è l’articolo 2, che riconosce alle popolazioni della provincia di Bolzano, nell’ambito del loro territorio, un potere legislativo ed esecutivo autonomo. L’articolo 3 obbliga lo Stato a rivedere il regime delle Opzioni di cittadinanza, per coloro che avevano optato per la Germania, e a stipulare con l’Austria accordi per il mutuo riconoscimento dei titoli di studio e per la libera circolazione di merci e persone.
La lunga strada dell’Autonomia. All’Accordo di Parigi fece seguito, nel 1948, il primo Statuto di autonomia, che inserì le disposizioni dell’Accordo di Parigi in un quadro regionale, assegnando (limitate) competenze legislative alla Regione Trentino-Alto Adige più che alle due Province di Bolzano e Trento. Un’interpretazione alla quale si pose rimedio, dopo che l’Austria ebbe sollevato la questione alle Nazioni Unite, solo nel 1972, con il “Pacchetto” e il secondo Statuto di autonomia, per la completa applicazione dei quali gli altoatesini dovettero attendere altri vent’anni: solo nel 1992, infatti, l’Austria rilasciò la cosiddetta “quietanza liberatoria”, consentendo la chiusura della vertenza sollevata nel 1960 alle Nazioni Unite dal ministro degli Esteri austriaco Bruno Kreisky. L’Autonomia, lo insegnano la storia ma anche la cronaca di questi giorni, con la riforma recentemente entrata in vigore, è una storia che va continuamente aggiornata. Tenendo a mente pagine importanti come quella scritta nel 1946 da Karl Gruber e Alcide De Gasperi.
Il programma delle manifestazioni
3 settembre 2026
Palazzo Widmann, dalle ore 9 Convegno del Centro di storia regionale dal titolo “80 anni dall’Accordo di Parigi. Contesto, attuazione e conseguenze: una panoramica storica”.
5 settembre 2026
Kurhaus di Merano, dalle ore 11 Giornata dell’Autonomia, cele-brazioni per l’80° anniversario dell’Accordo di Parigi.
9 settembre 2026
Palazzo Widmann, dalle ore 9 Convegno dell’Università di Innsbruck e del Centro di storia regionale dal titolo: “80 anni dall’Accordo di Parigi/La tutela delle minoranze alla luce delle nuove sfide”.
mdg
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