L’altra faccia dell’Ipes
Nelle fotografie di Ivo Corrà edifici dell’Istituto per l’edilizia sociale dell’Alto Adige che si armonizzano nel contesto architettonico altoatesino, ma soprattutto l’abitare come esperienza di socialità.
Un altro Ipes: non solo i “casermoni” dei quartieri popolari di Bolzano, ma anche edifici che ben si armonizzano nel paesaggio architettonico del resto della provincia; e una realtà sociale ben diversa da quella che troppo spesso viene dipinta dai media. È il quadro, appunto architettonico e sociale, che è emerso dalla mostra Abitare è vita, allestita al Centro Trevi da Michele Fucich con le foto di Ivo Corrà. Splendide immagini che l’Istituto per l’edilizia sociale dell’Alto Adige aveva commissionato allo stesso Corrà nel 2022, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’Istituto.
Le foto, il libro, la mostra. Ne sono scaturiti un libro fotografico ed una mostra che ha chiuso i battenti alla metà del mese di aprile ma che dovrebbe essere riproposta in altre località dell’Alto Adige prossimamente. Del resto, le foto sono così belle e la realtà così differente dalla solita, degradante narrazione, che vale la pena di proporla ancora.
Il paesaggio sociale dell’Ipes. “Noi ci immaginiamo sempre gli edifici dei grandi quartieri delle città, case imponenti, ma quando ti sposti nella periferia scopri delle costruzioni che ben si integrano nel tessuto architettonico altoatesino – spiega Corrà -. La casa Ipes che sono andato a fotografare a Lasa, ad esempio, è difficilmente distinguibile dalle altre abitazioni, sono degli edifici che si integrano perfettamente nel contesto”.
Ma il paesaggio forse più interessante è quello sociale. “Quando ho iniziato questo lavoro mi sono reso conto di cos’è l’universo Ipes: 30 mila persone, qualcosa di eterogeneo, che attraversa situazioni territoriali e sociali molto diverse tra loro. L’architettura è molto rilevante, però sono le persone che ci vivono, dal mio punto di vista, l’aspetto più importante. Infatti, la mostra e il libro sono intitolati Abitare è vita, a rimarcare questo aspetto”
Un’esperienza di racconto della socialità che, assieme alla mostra, merita di essere riproposta.
mdg
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