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La mappa del “tesoro sicurezza”

17/07/2024

L’80% dei Comuni altoatesini si è dotato di un Piano delle zone di pericolo. Ma cos’è e a cosa serve un PZP? Ve lo spieghiamo con un esempio pratico, assieme a Carlotta Polo e Pierpaolo Macconi.

La briglia di trattenuta a Bolzano sul Rio Campiglio è stata realizzata dall’Agenzia per la Protezione civile con un finanziamento dell’A22. (Foto: ASP/Agenzia per la Protezione Civile)
La briglia di trattenuta a Bolzano sul Rio Campiglio è stata realizzata dall’Agenzia per la Protezione civile con un finanziamento dell’A22. (Foto: ASP/Agenzia per la Protezione Civile)

La mission di questa rivista è spiegare ai cittadini cosa Giunta e Amministrazione provinciale fanno per loro. Cosa semplice (ma non semplicissima…) quando si parla di contributi ed agevolazioni, un po’ più complicata quando si tratta di affrontare discorsi tecnici quali quello relativo ai Piani delle zone di pericolo (PZP). Un esempio pratico, però, può aiutare. Dopo il punto sui Piani delle zone di pericolo fatto dall’assessore provinciale allo Sviluppo del territorio, Peter Brunner, per capire meglio cos’è e a cosa serve un PZP abbiamo deciso di fare uno “zoom” sulla briglia di trattenuta realizzata a Bolzano sul Rio Campiglio dall’Agenzia per la Protezione civile con un finanziamento dell’A22: una briglia alta nove metri e capace di contenere 5000 m³ di detriti. L’intervento trae spunto proprio dal Piano delle zone di pericolo del Comune di Bolzano, che in quella zona evidenziava zone di pericolo elevato (blu) e molto elevato (rosso). La costruzione della briglia, insieme ad altre opere in fase di realizzazione, ridurrà il pericolo su due vie di comunicazione strategiche come l’A22 e la SS12 e sull’area commerciale Kampillcenter.

A cosa serve un PZP? Ecco, quindi, che cominciamo a capire lo scopo per il quale i Piani delle zone di pericolo (in Alto Adige sono dotati di un PZP approvato l’80% dei Comuni, 93 su 116) vengono elaborati e adottati dalle Amministrazioni comunali: evitare di costruire e pianificare in zone pericolose e ridurre i rischi su insediamenti e infrastrutture già esistenti, anche mediante opere di mitigazione. E non – come qualcuno ritiene - eliminare zone rosse in aree non edificate per renderle edificabili.

Elaborazione e iter di approvazione. Ma come viene elaborato un Piano delle zone di pericolo? Qual è il suo iter di approvazione? Cosa comporta, in termini urbanistici, ad esempio per chi sul territorio comunale al quale il Piano si riferisce vuole costruire? “La particolarità dell’Alto Adige è che, a differenza di quanto succede nel resto d’Italia ed anche nel vicino Trentino, i Piani delle zone di pericolo sono di competenza comunale, con il vantaggio che questo ha portato il tema dei pericoli naturali più vicino ai cittadini”, spiega Carlotta Polo, direttrice dell’Ufficio Pianificazione comunale della Provincia. “Ai sensi dell’articolo 55 della legge Territorio e paesaggio (nr. 9/2018), tutti i Comuni devono dotarsi di un PZP. Si parte da una scelta: dove e a quale livello esaminare. Per una questione di costi, ovviamente ci si concentra sugli insediamenti. L’elaborazione del Piano viene affidata ad un team di professionisti. Una volta elaborato, il Piano delle zone di pericolo viene adottato dal Consiglio comunale e pubblicato per 30 giorni sulla Rete civica per le eventuali osservazioni da parte della cittadinanza. Successivamente il PZP viene valutato dagli Uffici provinciali riuniti nella Conferenza dei servizi; in caso di esito positivo sono previste le approvazioni da parte del Consiglio comunale e, in via definitiva, della Giunta provinciale”, aggiunge Polo.

Lo si consulta sul geobrowser. Come si accede ad un Piano delle zone di pericolo? “Una volta si producevano le classi - che mappe cartacee colorate, ma ormai tutti lo consultano direttamente on-line, ad esempio sul Geobrowser della Provincia”, spiega Pierpaolo Macconi, esperto di Piani delle zone di pericolo del Centro funzionale provinciale. Consultazione la cui semplicità e rapidità ha una grande importanza, considerata la perentorietà delle prescrizioni del Piano delle zone di pericolo. “In zona rossa (H4, pericolo molto elevato), non può essere costruito nulla”, sottolinea la direttrice Polo. “In quella blu (H3, pericolo elevato), dipende da cosa s’intende costruire: se si tratta di un collegamento viario molto importante, in assenza di soluzioni alternative, si studieranno opere di messa in sicurezza del sito”. Che poi è un po’ quello che sta succedendo a Bolzano Nord, in zona Campiglio. Allora, capito cos’è un PZP?


mdg

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