Una giornata da Ötzi
Come si viveva 5.000 anni fa in un mondo senza elettricità, strade e supermercati? La risposta è stata data lo scorso autunno in occasione di un workshop all’aperto nei dintorni di Laces, che ha anche stabilito un collegamento tra l’esperienza nella natura e uno dei personaggi più famosi del Neolitico europeo: Ötzi, l’Uomo venuto dal ghiaccio.
Che la Val Venosta e la Val Martello fossero già abitate nell’Età del Rame, è dimostrato da numerosi reperti archeologici. Probabilmente anche Ötzi passò da queste parti, e magari più di una volta, visto che l’uomo ritrovato sul Giogo di Tisa era spesso in viaggio. E proprio da questo luogo entrato nella storia è iniziato il racconto dell’esperto di sopravvivenza e dell’Età della Pietra Philipp Schraut, che un giorno nell’autunno 2025 ha accompagnato un piccolo gruppo di persone curiose, appassionate di archeologia e amanti della natura. Con le riproduzioni di utensili preistorici nello zaino, li ha invitati a fare un viaggio nel tempo: “Immaginiamo di tornare indietro di 5.000 anni. Non ci sono strade, non ci sono macchine. Solo boschi, fiumi e conoscenze”.
Come per incanto, tutto ciò che ad occhi inesperti appare come un bosco qualsiasi, grazie ad una guida esperta si rivela una dispensa fornita di ogni ben di Dio. Piante, funghi, legname: ogni cosa ha un potenziale, ed è questa prospettiva a combinare la pratica del-la sopravvivenza con l’archeotecnica. Schraut lavora costantemente sulla base di reperti e materiali archeologici, come quelli noti dai contesti neolitici e dall’equipaggiamento di Ötzi. Grazie ad anni di sperimentazione sul campo, ha acquisito quella conoscenza dei materiali indispensabile per comprendere veramente gli oggetti preistorici.
Prima regola di sopravvivenza: l’acqua. Davanti ad un ruscello, Schraut mostra come alcune larve di insetti fungano da bioindicatori per rivelare la presenza di acqua pulita. Ma la conoscenza implica anche cautela: a poche centinaia di metri di distanza si trova un allevamento ittico. Ergo, bi-sogna comportarsi come nell’Età della Pietra: osservare, valutare, assicurarsi e, nel dubbio, bollire l’acqua.
Senza fuoco non si mangia: utilizzando sapientemente pietra focaia, pirite e esca – materiali ritrovati anche tra i reperti di Ötzi – si generano scintille e poi delle braci, dalle quali, con pazienza, nasce una fiamma. Nell’Età del Rame il fuoco era allo stesso tempo un’assicurazione sulla vita e un punto di riferimento sociale. Ötzi trasportava le braci in recipienti di corteccia di betulla: un metodo ingegnoso che gli permetteva di ottenere più rapidamente un fuoco, piuttosto che dover penare per riaccenderlo.
Le esercitazioni di tiro con l’arco lungo dimostrano quanto fosse complessa, ma al tempo stesso precisa ed efficace, l’attrezzatura venatoria di Ötzi. Con la giusta pratica è possibile colpire anche bersagli in movimento da grandi distanze, a condizione che si possiedano pazienza, capacità di avvicinarsi furtivamente e mano ferma. E poiché tutto questo richiederebbe ben più di un giorno di pratica (nonché il rispetto della vigente legge sulla caccia), Schraut porta con sé per praticità la carcassa di un animale selvatico abbattuto. Anche durante la sezionatura della coscia da parte di alcune persone coraggiose, gli utensili in selce si dimostrano sorprendentemente efficienti e permettono di capire perché il pugnale e le lame in selce di Ötzi presentano proprio queste forme e questi materiali.
Il momento culinario della giornata ha mostrato come ogni parte dell’animale venisse sfruttata. La carne, sia fresca che essiccata, fungeva da nutrimento; i tendini venivano intrecciati per ricavarne corde, e le ossa trasformate in utensili. Anche l’equipaggiamento di Ötzi testimonia questa profonda conoscenza dei materiali: dall’ascia di rame all’arco con le frecce passando per gli indumenti realizzati con pellicce, cuoio ed erba. Le sue calzature isolanti, il mantello di pelliccia e il berretto di pelle d’orso erano perfettamente adatti all’alta montagna e fungevano da protezione e da status symbol allo stesso tempo.
Alla fine della giornata, le partecipanti e i partecipanti consumano tutti insieme un gustoso pasto preparato con le proprie mani. L’esperienza funziona… L’archeotecnica rende la storia tangibile, nel vero senso della parola. Dimostra come i reperti muse-ali non siano mute testimonianze, ma il risultato di conoscenza, esperienza e creatività. E trasmette una nuova comprensione di Ötzi e della sua epoca, oltre alla consapevolezza che la natura offre tutto ciò che serve per sopravvivere. A patto di imparare a leggerla.
kh
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