La scuola in corsia
Storie di apprendimento nei reparti di pediatria degli ospedali altoatesini. Scuole a tutti gli effetti. Con docenti e pazienti-alunni, dai tre ai diciotto anni, alle prese con la vita.
Storie delicate, specchio della vita. Una carezza, a bambini e adolescenti messi alla prova da problemi di salute a volte complicati.
È la scuola in ospedale. Una scuola a tutti gli effetti. Abbraccia diverse fasce d’età. Dai tre ai diciotto anni. Dalla scuola dell’infanzia alle superiori. È presente in Alto Adige nei principali luoghi di cura. All’ospedale di Bressanone, due insegnanti seguono specialmente i ricoveri legati ai disturbi alimentari. A Bolzano, quattro docenti il reparto di oncologia pediatrica. Tre docenti a Merano, tra pediatria e psichiatria infantile. E un insegnante a Brunico. Dieci docenti e una funzione educativa mirata: insegnare a giovani pazienti-alunni ricoverati per tempi più o meno lunghi, da un giorno ad alcuni mesi, nei reparti di pediatria.
Portare speranza, insegnamento, apprendimento e serenità. Un’esperienza molto forte. Occorrono amore, umiltà, disponibilità e tanta preparazione. La formazione per il gruppo di docenti, guidati da quest’anno dall’ispettore Christian Alber, si svolge principalmente in Austria. Un triennio. Una specializzazione che è al contempo forma mentis: ricercare continuamente, imparare giorno dopo giorno e sapere di non sapere.
“Non bisogna aver paura di non sapere qualcosa”, dice Anja Goller, docente all’ospedale di Bressanone da nove anni. “Noi facciamo tutte le discipline. Non si può sapere tutto. E non bisogna aver paura di sbagliare. Mi confronto quotidianamente con pazienti dai tre ai diciotto anni. Lo scorso anno ho seguito 465 alunni. Dalla scuola dell’infanzia alle superiori. A volte, occorre con sincerità dire ai bambini che una cosa la devo prima imparare e poi la posso insegnare. Umiltà, flessibilità, ma anche tante soddisfazioni”.
Una scuola fuori dalla scuola.Un’esperienza educativa nata pionieristicamente come volontariato negli anni ’50. Portata avanti, a livello locale, per oltre un ventennio grazie a un protocollo d’intesa tra Azienda sanitaria e singoli istituti scolastici. Fino all’attuale regolamentazione provinciale, con un obiettivo: “impiegare le risorse di personale insegnante in modo efficace e ottenere effetti sinergici”. Creando, di fatto, un centro di coordinamento per i dieci insegnanti, con una gestione a rotazione da parte delle tre intendenze scolastiche - un ispettore alla guida - così da rafforzare collaborazioni, lavoro in team e buone prassi.
“Il regolamento provinciale del maggio 2024 è molto importante”, chiarisce la docente Maddalena Valdemarin, collega di Anja al nosocomio brissinese. “Ora facciamo formazione insieme. Lavoriamo in sinergia su problematiche e pratiche comuni. Dal registro a come contattare la scuola di appartenenza. La nuova normativa ha permesso, a noi ‘insegnanti in corsia’, di fare gruppo con maggiore efficacia”.
La parola d’ordine è condividere. È importante la motivazione. Alla diagnosi di malattia crolla il mondo addosso. La scuola aiuta alla ripresa. Al progetto di cura. Per i piccoli pazienti è fondamentale la quotidianità. Il reparto accoglie. Diventa una famiglia. Una seconda casa. „Arrivo al mattino, entro in reparto e mi devo preparare ad ogni evenienza”, racconta Anja. “Non so ma chi c’è. Porto con me materiali didattici interessanti che vanno bene per ogni età, scuola e lingua. Ad esempio, adesso, nella lungodegenza legata ai disturbi alimentari abbiamo una ragazza madrelingua tedesca, una italiana e una ladina. Lavoriamo insieme. Alla crescita comune”.
Le lezioni si frequentano se si è “abbastanza sani”. È importante anche per le assenze. Altrimenti si rischia di perdere l’anno. La presenza conta come giorno di scuola. La priorità è legata alla durata del ricovero, a volte anche di due o tre mesi, e alla classe frequentata.
“Se i pazienti hanno una lungodegenza si cerca di seguire, d’accordo con gli insegnanti della scuola di provenienza, il programma che svolgevano in classe”, aggiunge Maddalena. “Seguiamo il più possibile il programma. Così, quando le ragazze e i ragazzi rientrano a scuola non hanno perso il contatto con le discipline e possono ripartire al pari degli altri studenti”.
Se i giovani pazienti sono ricoverati per pochi giorni, si offre loro qualcosa di divertente ma con cui s’impara. Cose dove si può lavorare anche in autonomia. Perché le docenti sono impegnate quotidianamente anche in reparto.
“Spesso i nostri alunni sono in stanza e non possono venire fuori. A volte non possono uscire dal reparto. Abbiamo un’aula attrezzata al primo piano, a pochi passi dal reparto di pediatria. Poi abbiamo un altro spazio interno al reparto. E, per chi non può muoversi, andiamo noi in stanza”, spiega Anja.
Lavorare assieme a uno scopo comune. Creare una magia. Vedere bambini ricoverati, felici, anche solo per pochi attimi. Il cuore ricolmo di gioia. Parlare un linguaggio con parole dell’anima. Parole che curano. Parole che fanno stare meglio. Il lavoro in ospedale è frutto di una costante collaborazione con medici, psicologi, famiglie e associazioni. Tra scuola in ospedale, scuola di provenienza e classe di appartenenza. Dal ricovero a dopo le dimissioni.
Gli insegnanti informano la scuola di riferimento sul livello di apprendimento raggiunto, il rendimento, sulle misure attuate per garantire un rientro in classe il più possibile senza problemi e ulteriori traumi. Al ritorno a casa, se gli alunni non possono frequentare le lezioni recandosi all’istituto scolastico, viene attivata dalla scuola di iscrizione l’istruzione domiciliare, anche con forme di didattica a distanza.
In ospedale è possibile sostenere anche gli esami di Stato. A fine anno si tengono gli esami di licenza media.
“Regolarmente, quasi ogni anno, organizziamo gli esami di terza media. La scuola manda le prove. Si fa lo scritto e poi l’orale online. I nostri alunni vengono volentieri anche a sostenere gli esami. Non è mai successo che dobbiamo forzare qualche paziente. Sono contenti anche se la situazione è strana e difficile. La scuola fa bene. È parte del progetto di cura”, concludono in coro Anja e Maddalena.
an - ck
Galleria di immagini
Altri articoli di quest'area tematica
Ci trovate qui
Social
Abbonamenti
Ricevi la rivista cartacea gratis direttamente a casa
Con la newsletter sai sempre quando la nuova edizione è online
IscrivitiRedazione
Direttrice responsabile:
Margit Piok (pio)
Coordinamento:
Monika Pichler (mpi), Maurizio Di Giangiacomo (mdg)
Redazione: Maja Clara (mac), Elisa Egidio (ee), Carmen Kollmann (ck), Thomas Laconi (tl), Gabriel Marciano (gm), Ursula Pirchstaller (pir), Angelika Schrott (san), Katharina Trocker (kat).
Contatti
44. Agenzia di stampa e comunicazionePalazzo 1, Piazza Silvius Magnago 1
39100 Bolzano
Tel. +39 0471 41 22 10
