Viaggio al centro della terra
Un percorso nel cuore della montagna, dalla Val Passiria a Ridanna: la miniera di Monteneve, da cui un tempo schiere di minatori estraevano preziose materie prime, era una delle più importanti dell’impero asburgico.
Nel XX secolo Monteneve in Val Passiria era una delle miniere più alte d’Europa, ma la storia di questo sito risale a un passato molto più lontano.
Tesori nel sottosuolo. L’argento puro di Monteneve è menzionato per la prima volta in un documento del 1237. A quell’epoca i minatori cercavano soprattutto l’argento contenuto nei minerali di piombo. Al contrario, il minerale principale di Monteneve, la blenda, fino all’inizio del XIX secolo veniva scartato come sottoprodotto inutilizzabile dell’estrazione e scaricato lungo i pendii.
Solo nell’età industriale si riconobbe il valore della blenda di Monteneve, il che determinò un rifiorire dell’attività estrattiva. La miniera a gestione statale si sviluppò a partire dal 1869 fino a diventare una delle più importanti dell’impero asburgico. Inizialmente la sua ricchezza era costituita dall’argento, poi dal piombo e dallo zinco a cui si aggiunse nel XX secolo il cadmio. I giacimenti di quest’ultimo erano rari e questo metallo, di per sé tossico, era molto richiesto dall’industria chimica.
Fino al 1979, generazioni di minatori hanno estratto i minerali di piombo e di zinco a un’altitudine compresa tra i 2.000 e i 2.600 metri. L’attività mineraria ha lasciato in eredità un sistema di gallerie di dimensioni imponenti, che si estende tra la Val Ridanna e la Val Passiria su una superficie di oltre 5 chilometri quadrati e con una lunghezza complessiva di circa 150 chilometri. In origine il sistema di gallerie comprendeva ventisette livelli, con un dislivello complessivo di 600 metri, collegati tra loro da montacarichi inclinati. Gran parte di questo labirinto oggi purtroppo è inaccessibile o sbarrata per ragioni di sicurezza.
Nell’oscurità totale. La parte percorribile della rete di cunicoli di Monteneve è comunque davvero impressionante: dall’imboccatura della galleria Karl in Val Passiria, i visitatori possono attraversare la catena montuosa lungo un tragitto di circa 6 chilometri e uscire in Val Ridanna. All’interno della montagna, le diverse sequenze di roccia offrono uno sguardo affascinante sulla conformazione geologica. È possibile anche ammirare i filoni principali, con i loro minerali secondari come il granato e la tremolite.
Sottoterra, cunicoli stretti e umidi si alternano ad ampie e alte camere di coltivazione. Qui domina un’oscurità assoluta, interrotta solo per breve tempo durante le visite guidate dalle lampade frontali dei visitatori. All’interno delle gallerie i visitatori possono farsi un’idea precisa e persistente delle fatiche e dei pericoli che i minatori dovevano affrontare. Insieme alle spiegazioni dei collaboratori del museo anche le sensazioni e gli odori, l’echeggiare delle voci nel profondo della montagna e il cangiante luccichio dei vari strati di roccia contribuiscono a rendere unica l’esperienza della miniera.
A piedi e con la ferrovia mineraria. Dei 6 chilometri totali se ne percorrono 2,5 a piedi e 3,5 con la ferrovia mineraria. La visita permette di rivivere i tre secoli di storia della miniera: dai cunicoli della galleria Karl, faticosamente scavati con mazze e picconi a partire dal 1650, alle zone “fatte esplodere” con la polvere da sparo a partire dal 1680 nella cosiddetta galleria “piccolo Karl”, fino alle ampie gallerie industriali create con l’uso della dinamite dagli anni sessanta.
Ovviamente con il progresso della tecnologia, si procedeva sempre più rapidamente e la quantità di minerali estratti si accresceva. Allo stesso tempo, però, con l’aumentare della profondità, la percentuale di metalli utili presenti nel minerale diminuiva. Le tracce delle differenti tecnologie di perforazione, gli impianti per l’aria compressa e quelli di evacuazione dell’acqua sono visibili ovunque. In numerosi punti sono ancora presenti apparecchiature e macchinari che non è stato possibile trasportare fuori dopo la chiusura della miniera perché troppo pesanti. Nella zona del filone di minerali si è scavato fino alla primavera del 1979; i lavori sono cessati definitivamente nel 1985.
Mantenere aperta al pubblico la miniera è molto oneroso per il museo. Le gallerie devono essere ispezionate regolarmente per verificarne la sicurezza, i binari devono essere mantenuti, i canali dell’acqua puliti e gli elementi in legno delle carpenterie sostituiti. Senza il supporto dell’Ufficio geologia e dell’Ufficio per la gestione tecnica delle costruzioni della Provincia, queste mansioni sarebbero impossibili da gestire. Gli appassionati collaboratori del museo si occupano della guida professionale dei gruppi di visitatori.
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