"Voglio trasmettere entusiasmo"
Attiva in politica da 30 anni, assessora provinciale da quasi due anni: Rosmarie Pamer vuole rafforzare le reti sociali femminili e, una volta conclusa la sua carriera politica, dedicarsi alla cooperazione allo sviluppo.
Rosmarie Pamer, prima vicepresidente della Provincia e assessora provinciale alla Coesione sociale, Famiglia, Anziani, Cooperative e Volontariato, è nata nel 1971 ed è cresciuta a San Martino in Passiria. Dopo la laurea in Biologia all’Università di Innsbruck, Pamer ha insegnato nella scuola media di San Martino in Passiria. Attiva in politica dal 1995, nel 2010 Rosmarie Pamer divenne sindaca del suo Comune natale. Nell’autunno del 2023 Pamer è stata eletta al Consiglio provinciale dell’Alto Adige e dal 1° febbraio 2024 è membro della Giunta provinciale. Pamer vive a San Martino in Passiria con il suo compagno Florian e il figlio Max.
Assessora Pamer, in che modo le sue origini hanno influenzato la sua carriera politica?
Sono cresciuta con tre fratelli in una fattoria di montagna e la mia famiglia è sempre stata interessata alla politica, soprattutto mio padre. In particolare, quando io e i miei fratelli abbiamo raggiunto l’età per votare, la politica era un argomento molto discusso in casa. Quando nel 1995 è stata introdotta per la prima volta la quota femminile in Provincia, anche a me è stato chiesto, quasi all’ultimo momento, se volessi candidarmi. E mio padre mi disse: “Candidati, altrimenti continuerai a parlare a vanvera!”. La mia famiglia mi ha sempre incoraggiata, i miei fratelli sono tutt’oggi i miei più grandi sostenitori elettorali. Il mio compagno e mio figlio mi hanno sempre conosciuta come persona politicamente attiva. Anche quando nel 2023 mi sono candidata al Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano, per tutti noi era logico che continuassi la mia carriera politica.
Suo figlio si è mai ribellato alla sua attività politica?
Max aveva due anni quando sono diventata sindaca nel 2010. Da bambino diceva: «Non un altro sopralluogo!», perché doveva sempre accompagnarmi... Ma ho cercato di non limitarlo troppo. A casa, anche la sera, era soprattutto il mio compagno ad occuparsi di lui. Quando le donne, soprattutto quelle con bambini piccoli, entrano in politica, hanno bisogno di un ambiente che le sostenga, perché la politica, in termini di impegni, è piuttosto ostile sia alle donne che alle famiglie. Sono quindi grata per il pieno supporto che ricevo. Anche ora che sono assessora provinciale, non devo preoccuparmi di chi si prende cura di mio figlio. Per me è importante fare colazione insieme a Max, così da scambiare le nostre opinioni. Devo dire che ho un figlio molto gentile, facile da accudire e incredibilmente indipendente. E non mi è pesato quando ha attraversato la pubertà perché di fatto non sono mai a casa (ride).
Le donne che vivono in zone rurali hanno più difficoltà a impegnarsi nella politica o ad essere percepite dall’opinione pubblica?
Non la vedo affatto così! Molte donne che vivono in zone rurali sono già attive in ambito prepolitico: per esempio tramite l’attività associativa, la quale conferisce una certa visibilità. Naturalmente, se faccio politica come donna, devo già essere conosciuta. Per gli uomini è spesso un altro discorso: loro si presentano con una sicurezza di sé completamente diversa. Ma quando le donne si impegnano, la strada verso il successo è aperta. Il mio grande modello politico è stata la sindaca di SenaleSan Felice, Waltraud Kofler, che ha promosso energicamente la collaborazione tra donne. Se esiste una buona rete di connessioni tra donne, è più facile: attualmente abbiamo sette sindache nel mio Comprensorio e ce ne potrebbero essere ancora di più! Molte cose sono cambiate in meglio: ho iniziato nel 1995 come unica consigliera comunale a San Martino in Passiria e quando nel 2020 ho formato la Giunta comunale, eravamo 50-50. Nel complesso, la situazione è migliorata molto anche a livello di percezione sociale: alle donne viene riconosciuta la capacità di fare politica perché hanno dato prova di sé. La nostra forza femminile può essere quella di “contribuire in modo pacifico e potente”, come ha affermato Doris Cornils in occasione di un evento tenutosi in autunno.
Da 30 anni lei è attiva in politica a diversi livelli: quale delle sue posizioni politiche finora le è più cara?
Sempre quella che ricopro in quel momento (ride). Tutte le funzioni sono state interessanti e hanno avuto il loro fascino. Quando si è attivi in politica, è necessario utilizzare la propria posizione per ottenere qualcosa di positivo: questo è sicuramente anche il mio punto di forza, ovvero cercare di trasmettere il mio entusiasmo. Il mio motto è: non guardarsi indietro, bensì sempre avanti. Mi è piaciuto moltissimo essere sindaca, perché potevo fare la differenza e dare forma alle cose. E ora mi piace essere assessora provinciale. Ci sono molti ambiti in cui posso fare la differenza a tutti i livelli della società: dai bambini agli anziani, dai volontari alle cooperative. Credo che non ci sia un Dipartimento migliore! Gli ambiti sono certamente impegnativi, soprattutto se si considerano i cambiamenti demografici o la forza lavoro. Ma si tratta sempre di vedere il lato positivo. Ogni ruolo che ho ricoperto è stata un’esperienza veramente meravigliosa. Bisogna cercare di trarre il meglio anche dalle situazioni più difficili. E quello che ho imparato in 30 anni di politica è che non si può accontentare tutti, ma non importa, bisogna pensare al bene comune.
Che consiglio darebbe alla sua versione più giovane?
Ero incredibilmente timida, cosa che oggi quasi nessuno riesce a credere (ride). Ma siamo stati educati così: frequentavo una scuola di montagna, a volte ero l’unica della mia classe, e quando scendevamo al villaggio quasi non osavamo parlare. Quindi il mio consiglio sarebbe: più fiducia in sé stesse, anche in giovane età!
Dove si vede tra 20 anni, personalmente e politicamente?
Una cosa è certa: tra 20 anni non sarò più una politica! Ma vorrei supportare le donne, visto che sono già stata più volte mentore di aspiranti politiche comunali. A livello di politica non mi vedo più in prima linea, ma piuttosto dietro le quinte. E se la salute me lo consentirà – perché la politica non è la professione più salutare – continuerò a impegnarmi nel settore sociale: provengo dal volontariato, ho fatto parte di associazioni sin da giovane e sono quindi ancora più orgogliosa di poter ora assumere delle responsabilità politiche in questo settore. Abbiamo bisogno di volontari, senza il volontariato molte cose sarebbero di fatto irrealizzabili. Inoltre, il volontariato porta molta soddisfazione personale nonché apprezzamento sociale. E personalmente ho un sogno fin dalle scuole medie: vorrei impegnarmi nella cooperazione allo sviluppo. Ne parlo molto anche con mio figlio. E se un giorno lui lavorerà come missionario in qualche parte del mondo, io lo seguirò nella sede missionaria come governante e cuoca (ride).
ck/mic
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- Assessora Rosmarie Pamer: "Il mio motto è: non guardarsi indietro, bensì sempre avanti." (Foto: Hannes Wisthaler) » [IMG 720 kB]
- Rosmarie Pamer da bambina con i suoi tre fratelli nel maso dei genitori a San Martino di Passiria: “La mia famiglia mi ha sempre sostenuta”. (Foto: Rosmarie Pamer) » [IMG 295 kB]
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