Chitarra, windsurf e il vento nelle vele
Christian Bianchi, storia di uno sportivissimo perito industriale diventato assicuratore, “folgorato” dalla politica a soli venticinque anni.
Christian Bianchi, assessore provinciale alle Opere pubbliche, Valorizzazione del patrimonio, Libro fondiario e catasto, è nato il 19 giugno 1970, a Bolzano. Da sempre residente a Laives, è diplomato perito elettronico, con successiva specializzazione in automazione. Assicuratore, è sposato con Laura e ha due figli, Matteo (campione europeo di ciclismo su pista) e Davide. Consigliere comunale a Laives dal 1995, è stato rieletto nel 2000 e nel 2005, è stato candidato sindaco nel 2010, è stato eletto primo cittadino nel 2015 e confermato nella stessa carica nel 2020, entrando poi in Consiglio provinciale nel 2023.
Assessore Bianchi, cominciamo dal principio: dove è nato?
Sono nato a Bolzano, in via Ospedale, ma ho sempre abitato a Laives.
Qual era l’origine dei suoi genitori?
Erano entrambi di origine veneta, la mamma di Malcesine, mio padre di Mestre. I miei nonni erano già in Alto Adige, i miei genitori sono nati in Veneto a causa dei conflitti bellici, ma si sono conosciuti a Bolzano. Io sono laivesotto di terza generazione. Mio padre era un autoriparatore, la mamma ha avuto per tanti anni un negozio di abbigliamento per bambini a Laives, poi è diventata impiegata nell’officina di mio padre.
A scuola: primo della classe, o ultimo banco?
Fino alle scuole medie ero uno studente modello, bravo ed impegnato. Poi, forse proprio perché l’indirizzo che avevo scelto non mi dava la massima soddisfazione, mi hanno salvato gli insegnanti di educazione fisica: portavo lustro alla scuola in occasione di tante manifestazioni sportive dentro e fuori i confini provinciali e questo mi ha un po’ aiutato.
Ha praticato sport agonistico fin da ragazzino?
Ho avuto genitori che mi hanno permesso di fare tante esperienze, in particolare nell’atletica leggera e nello sci. Poi è arrivata la mia vera passione, che è durata fino oltre i trent’anni, vale a dire il windsurf. Merito della mamma di Malcesine, ma anche del Lago di Caldaro: i bolzanini si allenavano lì e poi si trasferivano nella zona tra Torbole e Malcesine.
Di solito, per un ragazzo di quei tempi, attorno a Bolzano, la scelta era tra calcio e hockey. Io, invece, ho fatto sempre sport differenti. Agonisticamente prima lo sci, con lo Sci Club Laives, poi l’atletica leggera, con la Saf di Bolzano, specialità 400, 400 ostacoli e 4x400. Apro una parentesi: mio figlio Matteo, che è campione europeo del chilometro da fermo di ciclismo su pista, fa gare di un minuto come quelle che facevo io: evidentemente gli ho trasmesso i geni! Tornando a me, poi è arrivato il windsurf, non a livello agonistico, ma proprio per passione. E, in età adulta, il ciclismo, una malattia di mezza età che ho appunto trasmesso a mio figlio Matteo.
Tifoso “scalmanato” di quale squadra, in quale curva?
In questi ultimi anni sono un assiduo frequentatore della curva dell’Hockey Club Bolzano, penso di essere l’unico assessore che va in curva. Sono poco amante del calcio, da bambino mi piaceva la Juve, ma non posso definirmi un tifoso. A me piacciono tutti gli sport, da Luna Rossa al MotoGp, qualsiasi prestazione sportiva.
Da grande voleva fare…
L’astronauta, come tutti i bambini. Alle superiori non avevo le idee chiare, diventare assicuratore è stato assolutamente un caso. Prima ho lavorato come consulente, poi cinque anni alla direzione generale, selezione del personale e formazione, e nel 1999 ho aperto una mia agenzia.
Dopo le superiori, aveva in mente di laurearsi?
Mi sono diplomato perito elettronico e, dopo il diploma, ho fatto un anno di specializzazione in automazione. Ho fatto il primo anno d’Ingegneria e mi sono detto “Questa non è la mia strada!”. Poi ho iniziato a lavorare, sempre con la voglia di provare a laurearmi, ma quando ho aperto la mia agenzia gli impegni mi hanno fatto rinunciare a questo obiettivo. Chissà… magari in futuro ci riproverò!
I bolzanini della nostra età, da ragazzi, andavano a raccogliere le mele per mettere via qualche soldo. Lei lo ha fatto?
Mio nonno aveva campagna, quindi non è stata una scelta! Da ragazzini si andava tutti a raccogliere le mele, con lo Slotter, in dialetto laivesotto. I nostri genitori, allora, ci facevano provare, non erano protettivi come quelli di oggi. Per loro era assolutamente inconcepibile che io stessi tutta l’estate al Lido. Ho fatto il benzinaio, il meccanico, l’elettricista, il cameriere, ho montato i palchi dei concerti…
Vespa o moto da cross?
Né una né l’altra: moto da strada carenata, a 16 anni avevo il Gilera KZ 125. A 14 rubavo il Ciao bianco di mia sorella. A quei tempi, avere la moto a 16 anni e la patente a 18 anni era un traguardo di libertà.
Discoteca o musica rock?
Rock, assolutamente. La mia seconda grande passione è stata la musica, iniziata con la chitarra classica da bambino e proseguita con tanti gruppi, suonando la chitarra e cantando.
L’assolo di chitarra che le piace di più?
Tutti quelli di Mark Knopfler ed Eric Clapton, non il chitarrista smanettone ma quello raffinato.
La politica l’abbiamo lasciata per ultima, una sola domanda: perché?
Sono stato eletto in Consiglio comunale a 25 anni, trent’anni fa, ma mi ero avvicinato anche prima, perché conoscevo alcuni consiglieri comunali di Laives. Per carattere, ho sempre avuto la curiosità, la voglia d’interessarmi del mio Comune, con gli occhi di un ventenne. E cerco di farlo ancora oggi, da assessore provinciale.
Maurizio Di Giangiacomo
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