Il fascino indiscreto della fiaccola olimpica
Il 13 novembre al Museion arriva la splendida collezione dello sportivo e imprenditore Stefano Podini.
Simbolo di pericolo, ma anche di passione e di vita. Il fuoco, secondo il filosofo Eraclito, era il principio dell’universo. E proprio questo elemento, che da sempre atterrisce e affascina l’umanità, segna l’inizio dei Giochi olimpici, con l’accensione dell’iconico braciere. Un momento che ha scalfito per sempre i cinque anelli ardenti nell’immaginario di miliardi di telespettatori, giovani e anziani, cultori e profani. Solo all’ultimo tedoforo, tuttavia, è riservato il privilegio di vivere l’ebbrezza di “rubare il fuoco agli dei”, proprio come Prometeo nel mito. La fiaccola olimpica, con il suo fascino intramontabile, è diventata l’oggetto del desiderio di molti appassionati.
Passione. Uno su tutti, Stefano Podini, presidente della Federazione Italia- na Giuoco Handball, per ben quattro volte tedoforo. L’imprenditore ed ex giocatore di pallamano bolzanino è riuscito a mettere assieme una collezione di 41 torce olimpiche, tra le uniche tre complete al mondo. Dal 7 novembre 2025 a fine marzo 2026, “le magnifiche 41” saranno protagoniste al Museion di Bolzano, in occasione di una mostra che s’inserisce nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026. Al secondo piano la collezione sarà integrata e valorizzata dall’installazione site-specific degli artisti Sonia Leimer e Christian Kosmas Mayer, vincitori di un concorso artistico su invito lanciato a marzo 2025 e conclusosi l’11 giugno con la selezione da parte della giuria.
Tutto ebbe inizio per colpa di un 'cruccio olimpico'. "Con la Nazionale ho partecipato ai Mondiali e agli Europei, mai ai Giochi olimpici. Così, ho pensato che mi sarebbe piaciuto almeno tenermi qualche cimelio olimpico", racconta Podini. Un’idea che si è concretizzata grazie ad un regalo inatteso. "Mi hanno regalato casualmente la torcia di Roma 1960 e così ho pensato che avrei potuto fare una collezione. Così sono andato su Internet, ho girato un po’ per il mondo a varie aste e raduni di collezionisti di memorabilia e ho scoperto un mondo che non conoscevo". Il progetto è poi diventato realtà grazie ad un incontro molto speciale. "In questi oltre 20 anni sono riuscito a recuperare la collezione completa grazie soprattutto a Eric Nesh, che aveva un suo museo e che sono andato a trovare a Depoe Bay, in Oregon. Da lui ho ricevuto le 10 torce più rare che ci sono".
L’impegno nella Onlus Olympic Aid and Sport Promotion Project e la mostra al Museion. Da allora l’altoatesino ha messo assieme una collezione di torce olimpiche quasi senza eguali, tra le uniche tre complete al mondo, che al momento vanta 41 esemplari. Da questa passione è poi nata la Onlus Olympic Aid and Sport Promotion Project, associazione benefica che sostiene progetti nel mondo dello sport. "Dall’affitto della mia mostra personale, il ricavato è sempre andato ad atleti paralimpici o ad associazioni sportive bisognose o virtuose individuate da una commissione ad extra". In questa direzione s'inserisce l’esposizione al Museion. Una scelta mirata, quella del museo di Bolzano, con buona pace dei molti pretendenti che avevano già messo gli occhi sulle inafferrabili 41. "La collezione è abbastanza conosciuta, c'è stata un'altissima richiesta per il periodo dei Giochi di Milano Cortina, sia da Milano che da Trento, per avere l'esposizione, ma, da altoatesino, ho dato assoluta preferenza al Museion di Bolzano".
Un simbolo di pace. Ogni pezzo è unico e irripetibile, testimone di un’emozione che nessun libro di storia potrà mai raccontare. "Non ne ho una preferita – dice Podini - però Innsbruck ‘64 e Grenoble ‘68 hanno un tocco artistico che mi piace molto, anche perché me le sono sudate molto. Anche quella di Roma ha un fascino particolare". Un fascino che da secoli tiene accesa la fiamma e, con questa, anche la speranza. "La fiaccola nasce perché nell’antica Olimpia, quando si disputavano i Giochi, c'erano dei grandi bracieri che richiamavano gli atleti e ricordavano che durante i Giochi dovevano terminare tutte le guerre. Il fuoco, la fiaccola, è simbolo dello sport e della pace”. Un messaggio universale quanto mai attuale che, attraverso i valori dello sport, giunge con rinnovata potenza anche alle nuove generazioni.
Memorie di un tedoforo. “Sono state emozioni diverse, in Paesi diversi”, ricorda il bolzanino della sua esperienza da tedoforo in ben quattro edizioni dei Giochi. “I Giochi di Pechino sono stati gli ultimi in cui il percorso della fiaccola è stato mondiale e si è concluso a Pechino con oltre 30 000 tedofori. Il percorso è stato contestatissimo. A Kunming eravamo blindati dentro un parco e siamo stati scortati dalla polizia dall'albergo al tracciato dove abbiamo corso”. Molto più distesa l’atmosfera a Rio de Janeiro e a Vancouver. “Siamo stati abbracciati dalla folla, abbiamo fatto 2000 foto con i partecipanti, ricordo la musica e il clima di festa. Sono state due torch relay molto diverse. Correre con la torcia è una cosa molto eccitante e molto bella”.
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