Tra salvare vite e migliorare il sistema
Come medico è stato al fianco di genitori e neonati prematuri nei momenti più difficili, come medico di spedizione ha esplorato i propri limiti e, dopo la pensione, si è dedicato anche alla politica. Intervista a Hubert Messner.
Quando ripensa alla sua infanzia a Funes, cosa ricorda?
Il nostro parco giochi erano il torrente, il bosco e la montagna. Noi bambini avevamo tanta libertà. Era un vero paradiso. I miei genitori si fidavano di noi e ci lasciavano liberi di stare fuori e di andare in giro, sia d’estate che d’inverno. Così abbiamo imparato a cavarcela da soli. Costruivamo piste di pattinaggio, imparavamo a sciare aiutandoci tra di noi e giocavamo a cal-cio per strada. A dieci anni partivamo da soli con la tenda e ci arrangiavamo in tutto e per tutto. Con i soldi da me guadagnati, mi comprai una bicicletta con cui sono uscito dalla valle.
Nella sua famiglia è cresciuto come settimo di nove figli. Che cosa l’ha formata di più?
Ho dovuto imparare presto a diventare indipendente e a occuparmi dei miei fratelli più piccoli. Ma sono anche cresciuto in un contesto familiare protetto. Soprattutto mia madre ha fatto in modo che restassimo uniti. Ci siamo sostenuti e incoraggiati a vicenda. Da bambini lavoravamo già nei masi o, d’estate, in malga. Così ho imparato a gestire situazioni difficili, a stare da solo, a raggiungere obiettivi con le mie forze, ad essere efficace nelle mie azioni, oggi diremmo: a essere resiliente.
Ha lavorato anche durante gli anni della scuola e dell’università per guadagnare qualcosa?
Sì, durante gli studi ho lavorato e ho anche preso il mio primo diploma, quello di casaro. In Svizzera ero responsabile di 110 vacche da latte in alpeggio e producevamo formaggio. È lì che ho imparato a lavorare in squadra e a guidare un gruppo. Da allora, il lavoro in team è centrale nella mia attività.
Per decenni ha lavorato come pediatra e neonatologo, seguendo circa 15.000 neonati e prematuri. Cosa ha reso speciale questa attività?
Soprattutto nei prematuri, mi ha sempre colpito la loro voglia di vivere, la forza che riescono a sviluppare e il modo in cui riescono a comunicare, anche attraverso l’espressione del viso.
L’attività in terapia intensiva neonatale richiede elevate competenze mediche ma anche una grande umanità. Come sono stati i rapporti con le famiglie?
Per me sono stati decisivi e importanti i numerosi colloqui con i genitori, sospesi tra speranza, paura e fiducia, soprattutto nei momenti più critici o quando i piccoli stavano per morire. Ho dovuto imparare che la morte fa parte del lavoro del medico. Ho cercato di entrare in contatto anche con i neonati prematuri, di parlare con loro o di accarezzargli la testa per rassicurarli prima di un intervento.
Nei suoi libri parla della fragilità della vita. Lavorare con i pazienti più piccoli ha cambiato la sua visione di ciò che conta davvero?
La fragilità della vita mi ha insegnato che la vita è sempre degna di essere vissuta, in tutte le sue forme.
Come medico di spedizione è stato in alcuni dei luoghi più remoti del mondo. Quali tappe dei suoi viaggi ricorda con piacere?
La cosa più bella è stato il viaggio verso le montagne in Nepal e in Pakistan. Per me è stato prezioso il contatto con la gente dei villaggi e, soprattutto, la possibilità di fornire loro assistenza medica. Nel nostro equipaggiamento da spedizione avevamo sempre medicinali e materiale medico. Lì ho visto molta sofferenza, ma allo stesso tempo anche molte persone riconoscenti e soddisfatte.
Lei è stato in Groenlandia, sull’Himalaya e sul Nanga Parbat. Cosa si impara sui propri limiti nelle situazioni estreme?
Le situazioni estreme mi hanno insegnato a sviluppare una profonda capacità di autovalutazione e a capi-re dove sono i miei limiti, quelli che non posso superare. Bisogna sapersi fermare, ma questi limiti non sono immutabili e possono essere spostati con l’allenamento e l’esperienza. Questo mi è molto utile nel mio lavoro.
Dopo il pensionamento, avrebbe potuto ritirarsi. Invece è entrato in politica. Perché ha deciso di assumere un incarico completamente nuovo?
In passato mi era già stato proposto di entrare in politica, ma avevo sempre rifiutato perché ero impegnato in tanti progetti. Tuttavia, ho sempre cercato di migliorare il sistema sanitario attraverso il mio impegno nella politica sanitaria, mettendo a disposizione le mie competenze e i miei contatti. È stata una decisione lunga e difficile. Da medico potevo aiutare direttamente le persone, mentre ora, come politico, posso incidere sulle decisioni e creare le condizioni quadro per un sistema sanitario più efficiente e sostenibile.
Lei conosce il sistema sanitario da molte angolazioni: come medico, primario, consulente e ora come assessore provinciale. Cosa andrebbe migliorato?
Chi ha bisogno di assistenza deve riceverla in modo rapido, efficace e all’interno di strutture moderne, il più vicino possibile al proprio luogo di residenza. Ci basiamo su diversi elementi fondamentali, dall’assistenza capillare fornita dai medici di base e dalle Case della Comunità agli Ospedali di Comunità, alle Centrali Ope-rative Territoriali vicine al luogo di residenza e al nuovo Numero Unico per le cure non urgenti 116117, fino all’assistenza nei sette Ospedali.
Lei è marito e padre di tre figli adulti. Che ruolo ha la sua famiglia nella sua vita?
La mia famiglia rappresenta per me un punto fermo e di equilibrio rispetto al mio lavoro. Non potrei immaginare una vita senza di loro. Per questo, quando sono a casa, è importante per me essere davvero presente per la mia famiglia.
La sua vita professionale è stata ricca di nuovi inizi e incontri. Quale forza ne trae?
È fondamentale affrontare gli incontri con apertura mentale e saper ascoltare. Anche questo l’ho dovuto imparare. Oggi da ogni incontro cerco di trarre qualcosa di positivo.
Hubert Messner, nato a Bressanone nel 1953, ha studiato pediatria a Innsbruck, Modena, Milano e Graz e si è specializzato in neonatologia a Toron-to e Londra. Messner ha contribuito in modo determinante alla creazione del reparto di neonatologia e dell’u-nità di terapia intensiva neonatale in Alto Adige e, in qualità di primario, lo ha trasformato in un reparto di grande prestigio. Ha assistito circa 15.000 neonati prematuri e neonati e ha coordinato circa 750 trasporti. In qualità di medico di spedizione, ha partecipato a spedizioni internazionali, tra l’altro sull’Himalaya e nell’Artico. Inoltre, Messner ha operato in comitati specialistici, nel Comitato etico, nell’Ordine dei medici di Bolzano, nonché nella formazione e nell’aggiornamento dei medici, impegnandosi in progetti sociali sia in patria che all’estero. Messner è autore di numerose pubblicazioni di carattere medico e di libri su tematiche sociali. Per i suoi meriti è stato insignito dell’onorificenza del Land Tirolo. Dal 2024 Messner è assessore provinciale alla Prevenzione sanitaria e alla Salute.
san/str
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